Cos’è e come funziona il car sharing

Cos'è e come funziona il car sharing

Il car sharing, basato sul principio di noleggio a breve termine, può rivelarsi un’ottima alternativa all’acquisto di un’auto privata, ed è per questo che rappresenta la nuova tendenza della mobilità in auto. Spesso ci si chiede il car sharing cos’è. Questo servizio, offerto da aziende specializzate (private o pubbliche), permette di noleggiare una vettura su ** prenotazione** , restituendola in parcheggi dedicati .

Di conseguenza, non c’è bisogno di un box auto per evitare furti o atti vandalici, e come se non bastasse non ci sono gli esborsi per bollo, assicurazione ed interventi di manutenzione, che rappresenterebbero altrimenti un costo continuo e talvolta insostenibile.

Grazie al car sharing l’utente ha a disposizione un veicolo solo nei momenti in cui ne ha realmente bisogno. Ma non solo è conveniente dal punto di vista dell’uso e dei costi fissi, è anche una maniera di spostarsi più ecologica. Riesce infatti a limitare il traffico veicolare applicando in pieno il concetto di mobilità sostenibile. Inoltre, le società che promuovono tale servizio propongono veicoli di ultima generazione, che si caratterizzano per un impatto ridotto in termini ambientali e, allo stesso tempo, per standard di sicurezza elevati. Se desiderate conoscere meglio il car sharing, come funziona e quanto costa, proseguite nella lettura.

INDICE
Car sharing: significato
Origini e diffusione del servizio
Car sharing: come funziona
Car sharing Roma
Car sharing Milano
Differenze con il car pooling
Car sharing: costi e tariffe
Car sharing: vantaggi
Car sharing: le principali aziende
Car sharing: ibrido ed elettrico

La domanda che spesso viene posta quando si affronta questo argomento è: “Car sharing, cos’è?”. Nonostante la terminologia inglese, la spiegazione è davvero semplice. Il car sharing, letteralmente la condivisione dell’automobile, è un servizio che permette agli utenti di utilizzare un’automobile su prenotazione, noleggiandola per un periodo di tempo breve.

Questo servizio è uno dei capisaldi della mobilità sostenibile poiché vuole favorire il passaggio dal possesso dell’auto, al solo uso della stessa. L’automobile, grazie al servizio di car sharing, passa dall’ambito dei beni di consumo a quello dei servizi sostituendo al possesso l’accesso.

Il car sharing è nato in Svizzera sul finire degli anni ’80, per scopi ambientalisti, cioè per ridurre le emissioni complessive di gas serra. Il successo riscontrato e la volontà di trovare una soluzione efficace per ridurre il traffico stradale hanno portato altri Paesi (dagli Stati Uniti all’Inghilterra, passando per Germania ed Australia) ad adottarlo. In Italia il car sharing ha conosciuto una fase di forte espansione soltanto negli ultimi anni, nonostante Legambiente lo avesse portato a Milano già nel 2001. Nei primi 6 mesi del 2017, ad esempio, il servizio è cresciuto nella misura del 35%, arrivando a superare i 4 milioni di prenotazioni e diventando così di fatto una delle alternative più popolari offerte dalla mobilità sostenibile. Se Milano, Roma e Torino sono state le prime città a proporre questa forma di noleggio, ora è possibile usufruirne anche in comuni come Brescia, Bologna, Genova, Padova, Venezia, Catania e Palermo, Firenze, Savona, Parma e Rimini. È nelle metropoli urbane che il car sharing si rivela particolarmente utile, permettendo di avere libero accesso alle ZTL (zone a traffico limitato), di parcheggiare sulle strisce blu senza pagare le tariffe normalmente previste, di percorrere corsie preferenziali e di circolare anche in caso di blocco del traffico.

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Capire il car sharing cos’è e come funziona è molto semplice. Per poter utilizzare il car sharing i clienti devono registrarsi al servizio per il quale, solitamente, è previsto il pagamento di un canone mensile o annuale. La prenotazione della vettura può essere effettuata tramite call center, via Internet o, ancora, tramite app. Una volta scaricata l’applicazione, per cercare l’auto più vicina è sufficiente utilizzare la funzione di geo-localizzazione del proprio smartphone. Attenzione però agli orari, che spesso influenzano la disponibilità di vetture. Una volta trovata, la vettura si apre avvicinando semplicemente la card o lo smartphone al chip piazzato sul parabrezza.

Negli ultimi tempi sono sempre più diffuse le smart card, rilasciate direttamente dalla società che offre il servizio. Il funzionamento di queste card è molto semplice: recandosi presso la postazione auto più comoda e avvicinando la tessera al cruscotto, è possibile sbloccare la serratura. Per offrire un servizio mirato alle esigenze della clientela, ed ampliare il bacino di utenti attratti dal paradigma della mobilità sostenibile, sono in aumento le società disposte ad offrire modalità più flessibili di utilizzo, senza prevedere parcheggi “prestabiliti”. Questo consente di ritirare (e riconsegnare) il veicolo in qualsiasi punto all’interno della zona coperta dal servizio. Alcune aziende, inoltre, permettono agli utenti di registrarsi come individui, famiglia o azienda, prevedendo tariffe differenti per ognuna delle modalità. Gli imprenditori beneficiano di un ulteriore vantaggio, ossia la fatturazione del servizio ricevuto come costo, scaricando le spese sostenute. Le realtà imprenditoriali hanno anche l’opportunità di richiedere il “van sharing”, pensato per il trasporto delle merci.

Una delle città dove il car sharing ha avuto particolare successo è stata Roma. Nella capitale, infatti, questo servizio di mobilità sostenibile consente di accedere alle ZTL, di parcheggiare gratuitamente in uno degli stalli riservati al Car Sharing Roma o nelle strisce blu e in tutti i parcheggi di scambio con le metropolitane. Inoltre, grazie al servizio di car sharing, è possibile circolare durante le giornate di blocco del traffico e parcheggiare gratuitamente. Tra i veicoli offerti, la Fiat 500 e la Smart la fanno da padrone.

A Roma il servizio di car sharing richiede un deposito cauzionale di 100 euro, rimborsato alla fine del contratto. L’abbonamento annuale è di 101,63 euro ma può variare a seconda che il cliente sia cittadino privato, famiglia o azienda business; oppure per via delle tessere aggiuntive di 25 euro. Si può anche testare il servizio di car sharing romano per solo 3 mesi a 40,63 euro totali e sfruttare al contempo varie convenzioni dedicate per i possessori di tessera Metrobus, per i dipendenti del Comune di Roma e soci vari.

Altra città dove il car sharing ha riscosso un immediato successo è Milano. La capitale finanziaria, sempre attenta alle nuove tendenze ed alle esigenze di mobilità sostenibile, presenta numerose aziende in grado di offrire un valido servizio di car sharing, offrendo differenti veicoli. A disposizione 8 diverse tipologie di veicoli Mini e BMW, e nel parco vetture anche auto elettriche. Nella capitale lombarda i costi del car sharing ammontano a circa 120 euro all’anno con una tariffa binaria, che cioè si compone sia del costo chilometrico che di quello orario

Se le precedenti righe sono state utili per comprendere il car sharing cos’è, è importante precisare cosa differenzi tale servizio dal car pooling. Quest’ultimo, infatti, ha luogo quando 2 o più soggetti che si trovano a dover percorrere il medesimo tratto stradale, scelgono di condividere una vettura privata per ridurre i costi di benzina e autostrada.

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È arrivato ora il momento di aggiungere alcune informazioni sulle tariffe e costi. Dal momento che le vetture rimangono di proprietà del gestore, quest’ultimo è l’unico sostenitore delle spese relative ad assicurazione, bollo, manutenzione e carburante. Per quanto riguarda il pagamento per l’uso a tempo, invece, in molti casi, le aziende scelgono di ricorrere ad una tariffa di tipo “binario”. Il costo, in pratica, tiene conto sia della durata del noleggio che dei chilometri percorsi. Le tariffe possono variare anche in base alla tipologia di vettura richiesta. In molte città italiane, è previsto il pagamento di un canone mensile fisso per accedere al servizio.

A chi conviene il car sharing? Questa forma di mobilità è molto comoda soprattutto in caso di blocchi del traffico, per transitare in zone ZTL, per chi non percorre più di 10 mila chilometri all’anno e per chi non ha un garage o teme di parcheggiare nel quartiere in cui abita o lavora.

Sostanzialmente, inoltre si risparmia soprattutto sull’acquisto di un’auto, sulla praticità della prenotazione tramite smartphone e sul basso impatto ambientale che ne consegue. Chi non necessita quotidianamente di viaggiare in auto può infatti optare per l’acquisto del diritto d’uso di un veicolo on-demand, solo quando davvero necessario.

La fusione nel 2019 fra Car2Go e Drive Now, i servizi dei colossi BMW e Mercedes, e il successivo acquisto nel 2022 del gruppo risultate Share Now da parte di Stellantis sono solo due dei molti esempi di trasformazione di un mercato dinamico e in crescita come quello del car-sharing – nonostante il duro colpo inferto dall’attuale pandemia. Fra i gruppi principali di car-sharing troviamo attualmente Car2Go, DriveNow, Enjoy, Sharengo, Ubeeqo. Vediamo brevemente le loro caratteristiche.

Car2Go opera a Milano, Roma, Torino e Firenze. Fa parte del gruppo tedesco Daimler e offre le tre varianti del brand Smart. Le tariffe ammontano a 19 centesimi al minuto per la Fortwo, a 21 per la Forfour ed a 29 per la Fortwo Cabrio. In alternativa, è possibile optare per pacchetti orari con un noleggio che non supera le 24 ore. Il costo di registrazione al servizio è di 9 euro, una tantum.

Drive Now è invece disponibile solo a Milano, e fa anch’essa parte, come detto, del circuito ShareNow. Annovera nel parco vetture diverse BMW e Mini da tre e cinque porte. L’iscrizione alla piattaforma costa 10 euro, con 31 centesimi al minuto se si opta per una Mini e 34 preferendo una BMW. Anche qui diversi pacchetti vanno incontro alle esigenze dei clienti che cercano il risparmio.

Enjoy fa parte del gruppo Eni ed è operativo in cinque città: Firenze, Milano, Roma, Torino e Bologna. Con questo servizio si possono guidare due modelli del marchio Fiat, 500 e Doblò Cargo. Le tariffe generali arrivano a 25 centesimi al minuto per i primi 50 chilometri, dopo i quali ogni chilometro aggiuntivo costa ulteriori 25 centesimi. Chi vuole avere a disposizione una 500 per 24 ore metta in conto 50 euro, mentre se si necessita di un Doblò la tariffa giornaliera arriva a 80 euro.

 

Ubeeqo, infine, funziona anch’essa solo a Milano ma cresce velocemente, offrendo due tipi di tariffe. Con Easy si azzera il costo di iscrizione, ma si guida a 5 euro all’ora e 39 al giorno per ogni vettura. Con Flexy, invece, pagando un abbonamento di 5 euro al mese, si accede alla tariffa da 2,20 euro all’ora e 29 al giorno. La flotta di vetture è molto variegata: include Fiat, Renault, Opel, Ford, Citroen e Smart.

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Gli operatori di servizi alla mobilità sono fra i maggiori acquirenti di auto ibride ed elettriche  in Italia, visto che rinnovano le loro flotte spesso e sempre di più puntando sulle soluzioni sostenibili. Sono molte le società nel settore che offrono anche auto ibride o elettriche. Qui però presentiamo due realtà che fanno dell’elettrico una bandiera, accogliendo nel proprio parco esclusivamente vetture ibride o full-electric

Le vetture di Sharengo, parte del CS Group, sono guidabili a Milano, Roma e Firenze. Si tratta di una scelta che vanta maggiore sostenibilità, con l’utilizzo di una comoda vettura elettrica a due posti in grado di non generare alcun rumore. La tariffa di base prevede qui un costo di 28 centesimi al minuto. In alternativa, a seconda delle esigenze, è possibile pagare 12 euro all’ora o 50 al giorno.

E-Vai, infine, è il primo car sharing elettrico della Lombardia che mira ad ottimizzare gli spostamenti all’interno della Regione, cioè tra aree urbane e zone extra-urbane. Inoltre, E-Vai è l’unico car sharing elettrico che vanta connessioni con i tre aeroporti di Malpensa, Linate e Orio al Serio e con i principali snodi ferroviari della regione.

Bonus mobilità: come funziona e come richiederlo

Micromobilità: arrivano gli incentivi per bici e monopattini elettrici 3

08La crisi scaturita a seguito della pandemia da Coronavirus ha giocato un ruolo fondamentale per spingere le forze politiche nel puntare con decisione sulla micromobilità. Monopattini e biciclette sono finiti al centro dell’attenzione grazie all’introduzione del bonus mobilità, un incentivo voluto per stimolare l’acquisto di mezzi ecosostenibili.

INDICE
Bonus mobilità 2021: le novità in arrivo
Bonus mobilità 2020: le regole
Bonus mobilità bici
Incentivi monopattino elettrico
Bonus mobilità: come richiederlo
Bonus mobilità app
Rimborso bonus mobilità

Il grande successo ottenuto dal bonus mobilità 2020 ha spinto il Governo a stanziare dei nuovi fondi per replicare questa misura anche nel 2021. La nuova Legge di Bilancio prevede nuovi incentivi per l’anno 2021 con 20 milioni di euro previsti dal “Decreto Clima”. Il contributo, riconosciuto nel limite dei 20 milioni di euro, sarà in vigore anche per gli anni 2022 e 2023, mentre il limite salirà a 30 milioni per gli anni che vanno dal 2024 al 2026.

Già lo scorso anno è stato stanziato un bonus mobilità che ha riscontrato un immediato successo. Il Governo ha messo a disposizione dei cittadini un fondo di ben 120 milioni di euro ripartiti in bonus del valore massimo di 500 euro.

Utilizzando questo bonus si è potuto coprire fino al 60% del prezzo di acquisto e comunque fino ad un tetto massimo di 500 euro.

Il bonus mobilità è stato pensato anche per l’acquisto di biciclette. In questo ambito rientrano non solo le due ruote “classiche”, ma anche quelle a pedalata assistita ormai presenti in numero sempre maggiore sulle nostre strade.

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Oltre che per le biciclette, il bonus mobilità è stato pensato anche come incentivo per l’acquisto di monopattini, ed il successo è stato immediato. Le città sono state letteralmente invase da questi mezzi che hanno contribuito a ridurre in materia notevole gli spostamenti in auto.

Per poter richiedere il bonus mobilità devono essere rispettati determinati requisiti. Questo incentivo potrà essere richiesto soltanto da soggetti maggiorenni che risiedano nei capoluoghi di provincia o nei capoluoghi di regione o nelle città metropolitane. È possibile richiedere questo bonus anche se si risiede nei comuni purché questi abbiano un numero di abitanti superiore a 50.000.

Per ottenere il bonus sarà necessario conservare la fattura della spesa sostenuta e non il semplice scontrino fiscale. Una volta in possesso di questo documento si dovrà accedere all’apposita sezione sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,  registrarsi con le proprie credenziali SPID e fare richiesta del buono.

A partire dal 14 gennaio 2021 chi ha effettuato acquisti incentivati dal Programma Sperimentale Buono mobilità tra il 4 maggio 2020 e il 2 novembre 2020, è in possesso di fattura o scontrino attestante la tipologia di bene o servizio acquistato e non ha già usufruito del bonus, può richiedere il rimborso inserendo nella app dedicata i propri dati, il valore del bene o servizio acquistato e la documentazione attestante l’acquisto.

Il bonus mobilità è valido per l’acquisto di biciclette, anche a pedalata assistita o mezzi come monopattini hoverboard e segway, e servizi di mobilità condivisa a uso individuale, come abbonamenti per il bike sharing o monopattini e scooter sharing, esclusi quelli mediante autovetture.

Possono essere acquistati anche mezzi usati, purché con fattura fiscale o scontrino parlante, mentre  non rientrano nel bonus mobilità gli accessori, come caschi, batterie, catene o lucchetti, telai, ruote e motori elettrici. Per ottenere il rimborso sarà necessario richiedere prima il buono sulla piattaforma e poi completare l’acquisto presso i rivenditori autorizzati.

Cose da sapere

Quali sono le novità 2021 sul bonus mobilità?

La nuova Legge di Bilancio prevede nuovi incentivi per l’anno 2021 con 20 milioni di euro previsti dal “Decreto Clima”. Il contributo, riconosciuto nel limite dei 20 milioni di euro, sarà in vigore anche per gli anni 2022 e 2023, mentre il limite salirà a 30 milioni per gli anni che vanno dal 2024 al 2026.

Quali sono le regole del bonus mobilità?

Utilizzando il bonus mobilità si può coprire fino al 60% del prezzo di acquisto, e comunque fino ad un tetto massimo di 500 euro, di biciclette, anche a pedalata assistita, monopattini hoverboard e segway, e servizi di mobilità condivisa a uso individuale, come abbonamenti per il bike sharing o monopattini e scooter sharing, esclusi quelli mediante autovetture.

Quali sono i requisiti per richiedere il bonus mobilità?

L’ incentivo potrà essere richiesto soltanto da soggetti maggiorenni che risiedano nei capoluoghi di provincia o nei capoluoghi di regione o nelle città metropolitane o che risiedano in comuni con un numero di abitanti superiore a 50.000. Per ottenere il bonus sarà necessario conservare la fattura della spesa sostenuta.

Come si ottiene il rimborso bonus mobilità?

Per ottenere il rimborso sarà necessario richiedere prima il buono nell’apposita sezione sul sito del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,  registrandosi con le proprie credenziali SPID, e poi completare l’acquisto presso i rivenditori autorizzati,

Car pooling: come condividere un’auto e risparmiare

Car pooling: come condividere un'auto e risparmiare

Il car pooling (dall’inglese, “condivisione dell’auto”) è una modalità di trasporto collettivo di persone su macchina privata. Solitamente viene offerta da alcune piattaforme, in genere online, che mettono in contatto chi possiede un’auto, e mette a disposizione i posti liberi, e coloro che desiderano condividerne il tragitto, la destinazione e gli orari. A differenza del car sharing quindi non presuppone il noleggio a breve termine dell’auto, ma solo la condivisione del viaggio e delle relative spese.

Il car pooling è sicuro?

Negli anni ’70 l’autostop era molto utilizzato dai giovani per spostarsi e per il conducente non c’era alcuna garanzia di conoscere in anticipo chi sarebbe salito in macchina con lui. Ora, attraverso queste piattaforme, è possibile non solo scegliere il tragitto ma anche il compagno di viaggio. Infatti l’accento posto da queste piattaforme sulla sicurezza del conducente e dei viaggiatori è molto importante: grazie ai forum e alle caratteristiche pubblicate del singolo passeggero, si può trovare una persona in linea con la propria personalità e conoscere prima il tipo di viaggiatore. Inoltre il rilascio dei dati anagrafici assicura un ulteriore controllo e consente una maggiore serenità sia per il guidatore che per i passeggeri. Di fatto “fare car pooling” non significa soltanto offrire un passaggio, ma questo tipo di spostamento s’inserisce in un’ottica ben più ampia. Non ha infatti come fine il guadagno in sé, bensì la condivisione dei costi sostenuti per il viaggio; pone inoltre un’attenzione particolare all’ambiente e crea una nuova forma di contatto ed interazione tra le persone.

I vantaggi del car pooling

Costi sotto controllo – I vantaggi sono numerosi sia per chi offre il passaggio sia per chi lo sfrutta. Il guidatore ha la possibilità di ammortizzare i costi sostenuti per il viaggio come la benzina, l’eventuale pedaggio autostradale e il parcheggio. Queste spese sono spesso calcolate automaticamente dalla piattaforma rendendo chiaro il compenso pattuito tra conducente e passeggeri. Il passeggero non prende l’auto, riducendo anche lui i costi e l’usura del proprio mezzo, non si stressa per la guida e viaggia in compagnia.

Minor traffico e riduzione dell’inquinamento – Occupando più posti in auto si riduce il numero di mezzi che circolano in città poiché i passeggeri rinunciano a prendere la loro auto. Questo comporta una diminuzione del traffico in paese e del rispettivo inquinamento con notevoli benefici per la comunità. In auto ci sono infatti in media 3-4 posti disponibili oltre al conducente: se ciascuno di questi passeggeri si servisse del car pooling per spostarsi, e quindi non della propria macchina, circolerebbero meno auto e di conseguenza le emissioni di gas tossico sarebbero inferiori. In questo modo è possibile evitare anche gli scioperi e i ritardi dei mezzi pubblici.

L’aspetto sociale – Condividendo la propria auto si possono conoscere persone nuove e ridurre la noia e lo stress che per esempio il tragitto casa lavoro di solito comporta. Su alcune piattaforme è possibile scegliere le persone che desiderano condividere il percorso in base a delle affinità o al grado di socievolezza.

Dove si può andare col car pooling?

Se si viaggia spesso si può condividere l’auto per andare al lavoro. Questa però non è l’unica opzione. Se i viaggi sono sporadici, come quando si va in vacanza oppure ad un concerto, queste possono rappresentare delle buone opportunità per avvalersi dei servizi del car pooling. Non solo le grandi città sono collegate dai car poolers ma anche i piccoli centri: in questo caso si risparmia molto tempo evitando coincidenze problematiche di treni e autobus che dilatano i tempi di raggiungimento, talvolta in modo esagerato.

Non è importante la distanza, né tanto meno la meta quando si decide di viaggiare con il car pooling. Riassumendo, questo tipo di servizio quindi:

  • si adatta bene alle esigenze di chiunque essendo molto flessibile
  • è sicuro perché grazie all’intermediazione delle piattaforme si effettua una certa forma di controllo sul conducente e sui passeggeri
  • in esso i costi sono definiti
  • è economico perché si condividono le spese
  • permette di creare relazioni tra le persone in modo originale
  • consente di ovviare a scioperi e coincidenze difficoltose con altri mezzi pubblici.

Se ancora non lo avete provato, il car pooling potrebbe diventare una bella esperienza per passare anche del gradevole tempo in compagnia.